La Trasfigurazione, di Raffaello (samedi 29 mai 2027, 15h-16h30, à la Maison de Associations, salle Erasme)

Par Florin VOÏCA.

Florin VOÏCA è dottore in filosofia, ex assistente universitario. Attualmente, è docente di filosofia a contratto. È autore di un’opera filosofica e di alcuni studi sul Rinascimento.

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L’interesse per il Rinascimento nasce dalla constatazione di un’inaspettata esplosione di creatività e di una curiosità del tutto nuova e molto particolare propria di quel periodo. Desideriamo pertanto accogliere, interrogare rispettosamente, ammirare e proporre qui la Trasfigurazione (1518-1520) di Raffaello Sanzio (1483-1520).

Quest’opera costituisce, in qualche modo, il testamento dell’artista, trattandosi della sua ultima opera. In questo dipinto si può rilevare, oltre alla crisi dei paradigmi scolastici, una sottile critica di Raffaello nei confronti del potere ecclesiastico della sua epoca. Quest’opera riunisce diversi aspetti e procedimenti artistici che saranno ripresi e sfruttati fino all’esasperazione dagli artisti del periodo barocco. Tra questi aspetti figurano la discrezione e la dissimulazione dell’artista nei confronti del potere del suo tempo, il ricorso alla metafora, l’idea di un’arte che si rivolge anzitutto ai sensi, per mettere poi in moto i meccanismi della riflessione, la rappresentazione del movimento, l’impiego della tecnica denominata chiaroscuro e, infine, il tentativo di civilizzare il potere, o ciò che alcuni autori definiscono, con termini quasi ossimorici, come una « dissimulazione onesta ».

Non ci soffermeremo qui sull’analisi di questi diversi aspetti, ma ci proponiamo di avvicinarci a questo capolavoro con sensi e intelligenza rinnovati.

Raffaello Sanzio, La Trasfigurazione, tempera grassa su tavola (1518-1520), Pinacoteca vaticana. https://it.wikipedia.org/wiki/Trasfigurazione_(Raffaello)
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