Che cosa resta del morso della tarantola ? Per secoli, nel Sud Italia, il ritmo del tamburello e la danza hanno accompagnato rituali collettivi attraverso i quali si cercava di dare sollievo a un malessere misterioso. Oggi quegli stessi ritmi risuonano nelle piazze, nei festival e nei centri urbani, assumendo nuovi significati.
La conferenza propone un viaggio alla scoperta del tarantismo, della pizzica e della taranta, espressioni musicali e coreutiche in cui tradizioni popolari, credenze, danza e vita comunitaria si intrecciano da secoli.
Il percorso prende avvio dalle origini del tarantismo, fenomeno storico, antropologico e socioculturale diffuso in diverse aree del Mezzogiorno. Secondo le credenze popolari, il malessere attribuito al morso della tarantola poteva essere affrontato attraverso un rituale collettivo, scandito dal ritmo incalzante del tamburello e accompagnato dalla danza. Questa pratica, caratterizzata da una forte dimensione magico-religiosa, coinvolgeva la persona che viveva il malessere e la comunità che la circondava. Gli studi dell’antropologo Ernesto de Martino, che ha indagato in particolare il tarantismo salentino, offrono strumenti fondamentali per comprenderne il significato simbolico e la funzione catartica e sociale.
La seconda parte sarà dedicata alla pizzica, danza tradizionale del Salento, i cui gesti e ritmi potevano esprimere seduzione, dinamiche relazionali, liberazione emotiva e coesione comunitaria. L’analisi dei suoi codici musicali e coreutici mostrerà come questa pratica si sia trasformata nel tempo, passando dai contesti rituali e popolari a una forma di espressione artistica capace di raggiungere un pubblico internazionale.
Oggi questa tradizione continua a rinnovarsi attraverso raduni popolari, festival come La Notte della Taranta e nuove interpretazioni musicali e coreografiche. Come preservare l’identità di un patrimonio culturale senza ridurlo a spettacolo ? E come permettergli di dialogare con la modernità senza perderne le radici ? Un’attenzione particolare sarà dedicata al lavoro di musicisti e professionisti della danza, insieme a quello di collettivi urbani come RomaTrad, che riportano la pizzica negli spazi cittadini, creando nuove occasioni di incontro e partecipazione.
In una società contemporanea segnata dall’isolamento e dalla frammentazione dei legami sociali, la musica e la danza assumono così un significato rinnovato. Se un tempo il rituale cercava di rispondere simbolicamente a un malessere individuale attraverso la partecipazione collettiva, oggi la musica e la danza possono contribuire a contrastare la solitudine, avvicinare le persone e ricreare spazi di appartenenza condivisa.
Un percorso tra memoria e contemporaneità, che mostra come una tradizione possa continuare a vivere non soltanto attraverso la sua conservazione, ma anche grazie alla capacità di reinventarsi e di generare nuovi legami comunitari.
Eleonora Persichella est diplômée de l’Université La Sapienza de Rome et de l’Université Roma Tre en philosophie, et enseigne l’italien au sein de l’association de Jumelage La Chapelle-Saint-Mesmin–Cavriglia ainsi qu’aux collèges Louis Pasteur et Montabuzard. Elle est l’auteure d’un mémoire de master sur le pouvoir du corps dansant, avec une étude du tarentisme, phénomène social et musical du Sud de l’Italie. Elle a également étudié le chant pendant dix ans en Italie, une passion qui nourrit son goût pour la musique et la culture italiennes.
